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VOLONTARIATO


COSA PENSATE CHE VOGLIA DIRE "...SONO UN VOLONTARIO", "... FACCIO VOLONTARIATO" ... ??

per noi, VOLONTARIO NON E', chi dedica agli altri, il proprio tempo libero, ma chi trova del tempo libero per gli altri QUANDO GLI ALTRI HANNO BISOGNO...

Se l'ammalato ha bisogno di essere "imboccato" per mangiare, non può aspettare che noi abbiamo il tempo libero per farlo mangiare.... dobbiamo essere NOI a trovare il tempo proprio nel momento in cui lui deve mangiare.

QUESTO E' IL VERO SIGNIFICATO DI "VOLONTARIATO".
QUESTO E' IL VERO SIGNIFICATO DI
"ABBANDONARE SE' STESSI PER DEDICARSI AGLI ALTRI"

VOLONTARIO E' colui che trova il tempo per gli altri, quando gli altri hanno bisogno.


Coraggio!! dobbiamo accendere tante stelle e fare un mondo di luce, anche se ci sono tante tenebre.


Esistono ancora degli uomini oppure delle donne , o dei medici, o degli infermieri, o degli operai, o dei professionisti, disposti a sacrificarsi ? Disposti a dedicare la propria opera professionale gratis, a fare qualcosa per gli altri?? senza alcun tornaconto, solo per poter vivere in una società più giusta ??

Sono gli ammalati che, per primi, ci insegnano il vero significato di "ABBANDONARE SE STESSI PER DEDICARSI AGLI ALTRI":

< ... Qualche anno fa, mentre a Lourdes ero in servizio alla Grotta, durante la S. Messa, notai che Sergio, un ragazzo della provincia di Avellino di circa 20 anni, paralizzato dalla vita in giù da una malformazione alla spina dorsale, non stava seguendo la S. Messa, ma, con gli occhi fissi alla statua della Vergine, recitava un’Ave Maria dopo l’altra, senza fermarsi.
Mi avvicinai e, per confortarlo, gli dissi che apprezzavo e mi piaceva molto il fervore della sua preghiera perché, come dice Gesù, è con la preghiera che si ottengono le Grazie, i Miracoli.
Lui mi guarda, mi sorride e mi dice, a bassa voce: "Adesso ti dico una cosa: La vedi questa signora sulla sedia a rotelle a fianco a me? Si chiama Angela, ha 34 anni, è vedova ed ha 3 figli , il più grande è di 7 anni. Ha un tumore al fegato e, purtroppo, non le resta molto da vivere. Che fine faranno i suoi tre bambini? La Madonna, se vuol guarire me, ha tanto tempo per poterlo fare perché io sono giovane ed ho ancora tutta la mia vita davanti.
Io sto pregando per Angela, perché per lei non c’è più molto tempo.
La Madonna deve guarire prima lei. Io posso aspettare." >

... è il VERO significato del VOLONTARIATO: "Gli altri sono più importanti di me!"






UNA TESTIMONIANZA DI UN BARELLIERE CHE, PER LA PRIMA VOLTA, FA ESPERIENZA DI "TRENO BIANCO":

Ogni cristiano ha un traguardo ben preciso che consiste nel seguire gli insegnamenti di nostro Signore Gesù Cristo.
Questo traguardo non può però essere raggiunto se il servizio ai nostri simili non viene considerato come un dovere ben preciso che non dovrebbe mai essere sottovalutato.
Purtroppo la vita dei nostri giorni, con i suoi inderogabili impegni di lavoro e di famiglia, non sempre consente di agire come vorremmo ed è per questo motivo che da diversi anni utilizzo parte delle mie ferie per offrire il mio supporto come barelliere a Lourdes.

Questa attività è patrocinata da alcune associazioni diocesane internazionali tra cui l' O.A.S.I. MARIANA.

Durante un pellegrinaggio, il compito dei barellieri e delle Dame è molteplice: inizia sul treno "bianco" che trasporta i malati ed i pellegrini, accompagnandoli a Lourdes; si sviluppa, una volta arrivati, con il compito di accompagnare gli ammalati alle varie funzioni e di assisterli, con turni ben organizzati, negli alloggi che noi chiamiamo Ospedali; termina con l'assistenza fornita durante il viaggio di ritorno.
Durante il viaggio la sofferenza gioca un ruolo determinante, seppur nascosta dall'umano pudore di chi soffre e non vuole far portare la sua croce agli altri.
Le "etichette", che separano e distinguono i singoli individui nella vita ordinaria, cessano di esistere: Direttori di azienda, professionisti, operai, studenti e disoccupati pèrdono il loro ruolo personale per assumere quello di "assistente" o di "assistìto"; diventa un rapporto comunitario dove, dare e ricevere, non hanno più significato perchè, la sostanza di scambio, è soltanto amore vero, sincero e disinteressato.
Anche la vita promiscua negli alloggi per il personale porta ad un cameratismo che, seppur necessario, non pesa per nulla perchè ognuno sente l'altro come una parte complementare di sé stesso.
Il servizio agli ammalati offre l'opportunità di fare delle esperienze meravigliose. L'assistenza alle piscine permette di udire molteplici linguaggi ed i canti che si levano alla "Madre Maria" sono una polifonia che, malgrado la diversità delle lingue, è pregna di fiducia e speranza.

In pellegrinaggio la sofferenza cessa di essere una croce e diventa un mezzo di redenzione e rigenerazione.
Le persone lo recepiscono e la commozione è comune.
Da ben duemila anni Il Cristo è in tutti noi, sempre, ma ben poche volte ne siamo consapevoli, è come un mendicante al quale offriamo assai poco, ed anche questo di rado.
Nei pochi giorni trascorsi a Lourdes la situazione cambia radicalmente: il Cristo appare ovunque, nei volti sofferenti dei malati ed in quelli premurosi dei Barellieri e delle Dame, nelle lacrime del bimbo paralitico e nell'angoscia nascosta della sua mamma.
Sì, in ogni sofferente vi è il Cristo che soffre; è in loro, è in me, è in tutti noi che cantiamo, soffriamo e speriamo.

Quanta sofferenza! A stento trattengo le lacrime e porgo un sorriso a colui che porta una croce più grande della mia...
Ma con quale diritto posso parlare di croce io che sono sano, ho una famiglia e forse sono proprio io la principale causa degli attrìti e disaccordi di cui mi lamento?
Questi pensieri mi turbano, non riesco a scacciarli.
Alla Grotta delle apparizioni, tra una folla pregante, devota e silenziosa, faccio l'esame di coscienza e non posso impedire che qualche lacrima righi il mio volto.
Tutti gli àlibi perdono il loro valore, mi ritrovo «nudo» davanti alla mia miseria e davanti a tutte le scuse che per anni ho eretto a difesa della mia inadeguatezza. Un bimbo mi guarda, mi fa' sentire assai imbarazzato, vorrei nascondermi ma non lo faccio, almeno qui non voglio "far finta di non vedere".
Nel cuore mi nasce una preghiera: "Signore, Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore".

La Messa, celebrata nelle varie Basiliche lungo tutto l'arco della giornata, i punti di incontro e di preghiera, la processione degli ammalati non sono che momenti di fede sentita e vissuta.
Come vorrei che il monotono grigiore della mia vita quotidiana potesse essere interrotto da attimi così intensi e struggenti.
Ciò che però mi ha colpito di più è stata la fiaccolata notturna.
Una magnifica sera, una brezza leggera e migliaia di fiaccole, simbolo di vita e di luce, e tanta, tanta, fede.
Io spingo una carrozzina dove c'è Anna, invalida.
Siamo in due con ruoli diversi; io la spingo e lei è spinta da me.
Invece, ad un livello superiore, non sono più io a spingere ma è lei a tirarmi, a fare in modo che io la segua: la sua compostezza nella disgrazia preme sulla mia coscienza e mi rende ancor più consapevole del mio destino fortunato e di quanto poco ne sia grato al Signore.
Il santuario è completamente circondato di luce; canti mariani e Salve Regina si innalzano al cielo in tante lingue diverse.
Per un attimo gli ammalati non lo sono più, sono figli di Dio che innalzano lodi.
Per pochi istanti lo spirito immortale si é liberato dalla carne tormentata e si libra in alto, sempre più in alto, in un estremo tentativo di ricongiungersi al suo Creatore, Padre, e Signore.

Poi tutto tace.

Siamo di nuovo nelle camerate, eppure qualcosa è cambiato.
Ora il dubbio ha lasciato posto alla certezza, sono sicuro che Dio non solo esiste ma tutti noi siamo suoi figli.
Mi riprometto di cercare nel volto dei miei famigliari il volto del Cristo per meglio comprenderli ed amarli.
Ma perchè solo di essi?
Lo voglio trovare nel volto del mio capo ufficio, del giornalaio, del mio vicino di casa e di tutti coloro che mi circondano. Voglio ricordarmi sempre che siamo tutti tralci di quella vite simbolo del mistico corpo del Cristo.
Ora capisco S. Francesco che ammoniva: "È solo dando che si riceve". Come vorrei gridarlo a chi è solo nel suo egoismo e nei suoi rancori e limita la sua esistenza nel grigio riscontro della sua vita quotidiana.Ricordo una predica in cui il prete ebbe a dire: "Come potete trovare la pace, se non la date per primi?". Oggi la pace si cerca nel tranquillante, è una pace da struzzi dalla mente intorpidita.Tiriamo fuori la testa dalla sabbia e facciamo un bell'esame della nostra vita. Scopriremo che la causa di molti dei nostri problemi siamo proprio noi stessi.

(Tratto dagli appunti di viaggio di C. S., barelliere a Lourdes).



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